Because of you. La forza del grazie.

20 Lug 20 | luoghi comuni

L’altro ieri (18 luglio 2020) ho letto la notizia della morte di John Lewis, l’ultimo leader in vita del movimento dei diritti civili degli afroamericani. Non era un personaggio che conoscevo, ma la sua morte mi ha incuriosito per un post che, sotto il suo volto, riportava la frase “Because of you, John.”
Sono andata a cercarmi il motivo di questa didascalia, così concisa ed evocativa, e ho scoperto che fu così che lo ringraziò Barack Obama, nel 2009, poco prima di insediarsi alla Casa Bianca; lui, primo uomo afroamericano della storia degli Stati Uniti a ricoprire la carica di presidente.
Ricordo molto bene quel periodo che fu, non solo l’anno del mio primo (ad oggi unico) viaggio negli Stati Uniti ma anche quello dei 30 anni, miei e di alcuni cari amici. Entrammo in una decade così promettente e intensa che l’elezione di un presidente di colore mi parve un segnale meravigliosamente profetico. Ricordo che, al ritorno da quel viaggio, regalai ad un caro amico, che i 30 li aveva appena compiuti, un Obama di plastica bianca da colorare.

Sul biglietto di auguri gli scrissi “Colora i tuoi sogni”.

Sarà per questo o perché quell’insediamento non ha mai smesso di emozionarmi, nonostante il presidente eletto dopo, che quella frase, Because of You, mi ha raggiunto prima ancora che sapessi a cosa fosse dovuta e, dopo averlo scoperto, non me ne sono stupita. Ho imparato a fidarmi di alcune sensazioni e a smettere di chiamarle coincidenze.

E ho pensato al sentimento della gratitudine.

La gratitudine, come la bellezza, si compie in sé, in un sentire elementare e a-finalistico che, dando vita e significato al mondo circostante, fa sentire più intensamente e pienamente sé stessi.

“Il sentimento di gratitudine è una delle espressioni più evidenti della capacità di amare. La gratitudine è un fattore essenziale per stabilire il rapporto con l’oggetto buono e per poter apprezzare la bontà degli altri e la propria.”  Scriveva Melanie Klein*, psicoanalista seguace di Freud e pioniera nel campo della psicoanalisi infantile, a proposito di ciò che accade quando un bambino, nella primissima infanzia, sviluppa le proprie capacità relazionali nel rapporto con la madre.

La gratitudine è, cioè, il sentimento che scaturisce quando qualcuno ci fa dono di qualcosa che percepiamo come un bene amato e insostituibile ed è un ingrediente fondamentale per la capacità di amare e stabilire un rapporto positivo con gli altri e con noi stessi.

Ne parla in contrapposizione all’invidia; quel sentimento, altrettanto umano, ma più scomodo, che fa si che si voglia distruggere il buono che sentiamo appartenere ad altri e che alimenta la visione paranoica e persecutoria che vede nel prossimo un pericolo e un inganno.

La gratitudine, al contrario, alimenta quel senso di pienezza e riconoscenza che ti fa dire grazie senza che ci sia uno scopo; il gesto è un fine in sé, ed è un sentimento che gratifica chi lo dice prima ancora di colui o colei a cui viene detto.

Grazie. Parola che, non a caso, ha la stessa etimologia di gratuito, ossia disinteressato e capace di dare profondità alla relazione nella dimensione del dono e del riconoscimento reciproco.

La gratitudine é riconoscersi nel contributo che ognuno può dare alla vita dell’altro nella costruzione di un percorso che, in sua assenza,  non sarebbe lo stesso.

Non avrebbe potuto esserci un presidente nero senza la lotta per i diritti degli afro-americani di qualcun altro ed è facile immaginare che anche John Lewis si sia sentito grato a Obama per la capacità politica, per aver accettato la sfida, per aver impersonato l’obiettivo di una lotta che era ed è, evidentemente, ancora necessaria, ma che ha visto in quel giorno del 2009 un traguardo epocale.

Talvolta in terapia si lavora per dare a se stessi la possibilità di aver bisogno degli altri, bisogno che talvolta si confonde con la dipendenza e, per questo, lo si rifugge come un sentimento che allontana dalla propria realizzazione.

Il bisogno degli altri non è necessariamente dipendenza o lo è in forma buona; è la possibilità di avere la centratura e la forza di saper dire “Because of you”.

Come nani sulle spalle di giganti, ma con la responsabilità di poter un giorno diventare giganti sulle cui spalle, qualcuno ancora da venire, potrà aver bisogno di sedersi.

 

 

*Klein M., Invidia e Gratitudine. Giunti Editore, Firenze, 1957.