Chi sono

In tutto quello che faccio mi piace unire i punti, tra pensieri, storie, persone, informazioni, organizzazioni, opportunità.

Ho deciso che sarei stata psicologa a 13 anni, ascoltando una conversazione in cui un’amica di mio fratello spiegava alla sorella una teoria di Melanie Klein. Non capii quasi nulla ma ne restai completamente soggiogata. L’evento passò in sordina per essere riesumato 5 anni dopo, davanti al modulo di iscrizione ai test dell’università, dopo una faticosa gestazione in cui avevo processato, contemplato e analizzato l’ipotesi di fare lettere, filosofia, scienze della comunicazione, medicina o psicologia.

Come spesso accade la soluzione ad un certo punto non arriva, semplicemente la vedi: è sempre stata lì ad aspettare paziente che te ne accorgessi. Fu così che uscii dall’impasse e mi iscrissi al test di psicologia.
Che poi, sarebbe stato bello studiare anche tutte le altre discipline. Ma non era la mia vita. Non questa.

Sono passata attraverso esperienze solite nella formazione di una giovane psicologa, il lavoro in comunità e gli affidi diurni, per approdare con entusiasmo e curiosità al mondo del sociale in una declinazione che mi conquistò per il suo pragmatismo: il lavoro.

Sono diventata un’orientatrice lavorando in progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Lo sono diventata prima di sapere esattamente che cosa significasse e l’ho scoperto facendolo.
Ho capito che per orientare bene devi ascoltare e conoscere molte cose diverse: lavori, organizzazioni, progetti, istituzioni, norme.

Dato che la tuttologia non è praticabile, la frustrazione è pane quotidiano, ma si impara a farne risorsa, ovviando con molte idee e molti contatti con persone che colmano la mancanza di informazioni.
È un lavoro che mi ha educato all’ascolto, a lavorare con gli altri, alla progettualità e ad avere una rubrica telefonica molto nutrita ed eterogenea.

Un bell’approdo, eppure quella teoria di Melanie Klein, diventata meno occulta con l’esame di psicologia dinamica, ancora bussava sulla spalla e sussurrava “Clinica, clinica…”. Ho ascoltato il richiamo e mi sono rimessa in cammino per diventare psicoterapeuta.

Quando è successo, c’è stato bisogno di dare una casa ad un lavoro così ambizioso ed è arrivato lo studio. Via Marco Polo, 5 a Torino è diventato uno dei punti della mia mappa quotidiana.

L’altro punto che da 3 anni disegna i miei itinerari è una scuola superiore di Grugliasco in cui ogni martedì sollevo la saracinesca dello sportello di ascolto dove incontro ragazzi e insegnanti. Una finestra su un mondo che, da solo, riempirebbe le pagine di un numero imprecisato di blog.

Oltre a quelle delle persone che incontro per lavoro, amo le storie dentro ai libri o quelle sullo schermo, meglio se grande, anche se ultimamente non disdegno quelle che scorrono sul mio computer, addirittura sul mio cellulare.

Quando le parole nelle storie si accavallano cerco luoghi in cui si distendano. Quello che funziona meglio è la montagna forse perché mi è famigliare e le vette costano fatica, ma ripagano in pienezza.

Sono una psicologa e psicoterapeuta.

Esercito nel mio studio a Torino dove incontro adulti e coppie (spazioaltea) e lavoro in altri luoghi della città dove mi occupo anche di adolescenti e orientamento al lavoro per fasce deboli di lavoratori.

Chi sono

In tutto quello che faccio mi piace unire i punti, tra pensieri, storie, persone, informazioni, organizzazioni, opportunità.

Ho deciso che sarei stata psicologa a 13 anni, ascoltando una conversazione in cui un’amica di mio fratello spiegava alla sorella una teoria di Melanie Klein. Non capii quasi nulla ma ne restai completamente soggiogata. L’evento passò in sordina per essere riesumato 5 anni dopo, davanti al modulo di iscrizione ai test dell’università, dopo una faticosa gestazione in cui avevo processato, contemplato e analizzato l’ipotesi di fare lettere, filosofia, scienze della comunicazione, medicina o psicologia.

Come spesso accade la soluzione ad un certo punto non arriva, semplicemente la vedi: è sempre stata lì ad aspettare paziente che te ne accorgessi. Fu così che uscii dall’impasse e mi iscrissi al test di psicologia.
Che poi, sarebbe stato bello studiare anche tutte le altre discipline. Ma non era la mia vita. Non questa.

Sono passata attraverso esperienze solite nella formazione di una giovane psicologa, il lavoro in comunità e gli affidi diurni, per approdare con entusiasmo e curiosità al mondo del sociale in una declinazione che mi conquistò per il suo pragmatismo: il lavoro.

Sono diventata un’orientatrice lavorando in progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate. Lo sono diventata prima di sapere esattamente che cosa significasse e l’ho scoperto facendolo.
Ho capito che per orientare bene devi ascoltare e conoscere molte cose diverse: lavori, organizzazioni, progetti, istituzioni, norme.

Dato che la tuttologia non è praticabile, la frustrazione è pane quotidiano, ma si impara a farne risorsa, ovviando con molte idee e molti contatti con persone che colmano la mancanza di informazioni.
È un lavoro che mi ha educato all’ascolto, a lavorare con gli altri, alla progettualità e ad avere una rubrica telefonica molto nutrita ed eterogenea.

Un bell’approdo, eppure quella teoria di Melanie Klein, diventata meno occulta con l’esame di psicologia dinamica, ancora bussava sulla spalla e sussurrava “Clinica, clinica…”. Ho ascoltato il richiamo e mi sono rimessa in cammino per diventare psicoterapeuta.

Quando è successo, c’è stato bisogno di dare una casa ad un lavoro così ambizioso ed è arrivato lo studio. Via Marco Polo, 5 a Torino è diventato uno dei punti della mia mappa quotidiana.

L’altro punto che da 3 anni disegna i miei itinerari è una scuola superiore di Grugliasco in cui ogni martedì sollevo la saracinesca dello sportello di ascolto dove incontro ragazzi e insegnanti. Una finestra su un mondo che, da solo, riempirebbe le pagine di un numero imprecisato di blog.

Oltre a quelle delle persone che incontro per lavoro, amo le storie dentro ai libri o quelle sullo schermo, meglio se grande, anche se ultimamente non disdegno quelle che scorrono sul mio computer, addirittura sul mio cellulare.

Quando le parole nelle storie si accavallano cerco luoghi in cui si distendano. Quello che funziona meglio è la montagna forse perché mi è famigliare e le vette costano fatica, ma ripagano in pienezza.

Sono una psicologa e psicoterapeuta.
Esercito nel mio studio a Torino dove incontro adulti e coppie (spazioaltea) e lavoro in altri luoghi della città dove mi occupo anche di adolescenti e orientamento al lavoro per fasce deboli di lavoratori.

Contatti

Per parlare con me o chiedere un appuntamento:

+39 392 6566995
[email protected]

Ricevo in via Marco Polo, 5 a Torino

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