“La letteratura non nasce da ciò che sappiamo, ma da ciò che non sappiamo. Ciò che ci incuriosisce. Che ci ossessiona. Che vogliamo conoscere”.

Grace Paley

Redazioni terapeutiche nasce dal mio interesse per la scrittura, dalla curiosità e dalla mia voglia di comunicare quello che faccio, penso e osservo per contribuire ad un movimento perpetuo di idee dentro e fuori di me.

Si chiama così perché scrivere è terapeutico grazie a quel processo di srotolamento che porta da dentro a fuori e poi di nuovo da fuori a dentro.
Perché tra redazioni e relazioni il passo è breve (potrebbe accadere di non essere certi di aver sentito una parola o l’altra) e si parlerà – anche – di relazioni terapeutiche; quella che pratico nel mio lavoro, ma anche altre che aiutano a metterci in connessione e a rimanere dentro ad un eterno cambiamento.

E’ un BLOG in cui racconto cosa penso o cosa ho capito di un evento, una situazione, un libro, un film, una teoria, un autore, un funzionamento psicologico, ma anche, forse, delle foglie d’autunno che finiscono sui marciapiedi sotto la pioggia.
Si parlerà di relazioni, di quelle canonicamente terapeutiche ma anche di quelle che lo sono, di fatto.

Cos’è
R T

Principi
guida

Penso che l’ironia sia un mezzo che quasi sempre fa andare veloce, avvicina e pur divertendo, fa andare dritti al punto.

Penso anche che non tutto può essere detto con ironia perché la strada talvolta va percorsa lentamente.
Mi piacciono le metafore perché aiutano a capire e, se si è disposti ad allontanarsi un po’ dal punto, la vista migliora. Rimanere aderenti ai concetti non serve a farli nostri; solo se si è disposti a lasciarli andare probabilmente rimarranno con noi.

Credo che le parole, se usate bene, liberino una quantità enorme di energie intrappolate. Anche per questo esiste una cura della parola.

(Vi è mai successo di trovare una parola perfetta per dire come vi sentite o che qualcuno vi capisse a tal punto da trovarla per voi?
Non cambia niente eppure cambia tutto.)

Credo nell’equivalenza di libertà e creatività, non importa se sotto forma di una canzone, un disegno, una storia o un modo di essere.

Credo che le cose importanti abbiano bisogno di cura, tempo e dedizione. Volere tutto e subito spesso significa non volere davvero.
Credo nella bellezza, nel modo che ha spiegato Peppino Impastato e che non voglio parafrasare perché è perfetto così.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

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