Di cosa parliamo quando parliamo di soldi

22 Mar 21 | luoghi comuni

Il rapporto con il denaro è un aspetto della vita di cui si parla poco.
O meglio, si parla molto (forse troppo) di denaro, ma molto poco del rapporto con il denaro che è parte della vita come le relazioni, il lavoro, la famiglia, la realizzazione personale, il tempo libero, le passioni.
Parlare di soldi è quasi più tabù che parlare di sesso. Non riesco a pensare ad un argomento più imbarazzante del conto in banca. Se ha troppi zeri rappresenta una forza che si ha piacere di tenere per sé, come un’arma segreta.
Se ne ha pochi non si vuole rivelare la propria posizione di debolezza in un mondo in cui il potere va spesso di pari passo con il potere d’acquisto.

Tempo addietro ho collaborato con un’organizzazione no profit in cui la maggior parte delle persone che ci lavorava chiamava i soldi, “soldini”. Mi infastidivo ogni volta che lo sentivo, senza sapere esattamente perché. Nel tempo ho capito che mi irritava per il velo di ipocrisia e stortura che quel modo di affrontare una questione nodale rivelava. Come se per maneggiare la difficoltà e la colpa di parlarne la si dovesse sminuire nella parola. E mi irritava il paternalismo implicito nell’espressione che metteva le persone che beneficiavano del servizio in questione in una posizione di sudditanza a causa del loro bisogno, come bambini. Quella parola resa piccola, rendeva piccoli anche loro e generava un paradosso per cui, pur volendo minimizzare la questione, la si amplificava.

Si parlava di tutto il resto e di soldini solo quando non se ne poteva fare a meno, così che, per la legge del grande assente, questo modo di affrontare il tema dava al denaro un peso che snaturava il resto.
Mi fu chiaro ai tempi che parlare di soldi per quello che sono gli desse loro, paradossalmente, un valore relativo e non assoluto. Avrebbe insomma semplificato la questione.

Ma cosa sono i soldi per quello che sono?

La domanda, sopita anni fa, mi si è riproposta nella settimana appena chiusa per questioni lavorative e personali. E più che soldini mi sembrava che le questioni in essere gravitassero intorno a soldoni per quanto nodale e assoluto era il ruolo che il denaro giocava.

Al di là della condizione di non averne a sufficienza per mantenere sé e i propri cari, che è il problema economico per eccellenza, i problemi a cui mi riferisco sono legati al denaro non come semplice merce di scambio, ma come veicolo di significati che determinano equilibri relazionali e posizionamenti nei confronti di scelte e persone.

Il significato dei soldi va molto al di là della sua funzione, ha a che fare con il dare e darsi valore, con le priorità, con la scelta e con il riconoscimento.
I conflitti per il denaro sono spesso molto cruenti proprio perché hanno a che fare con la legittimazione di sé presso altri: se mi dai denaro mi dai valore, mi vedi, mi riconosci, mi ascolti. Penso a situazioni lavorative, famigliari- spesso legate a eredità (Quante se ne sentono?!) , a prestiti o crediti fra amici, conoscenti, vicini.
Quando si parla di soldi, fosse anche di 5€, non si parla solo di soldi, la questione è quasi sempre più complicata di come sembra.

I soldi rendono materiali i problemi e questo non è

né un male né un bene.

Possono semplificare o complicare, a seconda del punti di vista.

Semplificano quando le questioni hanno bisogno di essere rese materiali, ossia quando intorno a tante parole fumose, c’è bisogno di un corrispettivo materiale che ancori le interpretazioni e la soggettività di ciascuno ad un dato concreto che aiuti a comparare giudizi e metri di misura.

Complicano quando ci misurano con una frustrazione di qualcosa che non vorremmo fosse materiale, qualcosa che vorremmo rimanesse senza prezzo e invece ce l’ha. Complicano quando ci fanno uscire dal mondo ideale e ci confrontano con quello reale e non abbiamo la voglia che questo accada o la capacità di gestire il passaggio perché si porta dietro significati e messaggi che si fanno stare male e dalla cui sofferenza ci difendiamo.

Eppure a discapito di tutti problemi, i conflitti e le frustrazioni che genera, penso che il grande pregio dei soldi sia proprio quello di rendere materiali le questioni mettendoci nella condizione di posizionarci, di fare scelte.
Il denaro ha a che fare con la responsabilità, con l’età adulta.
Non è un caso che i bambini non conoscano e non maneggino il denaro: per farlo occorre uscire da una dimensione di gioco.

Il denaro fa diventare reali le questioni e ci misura con un certa quota di potere che non è solo il potere d’acquisto ma il potere di scegliere ciò che ha valore per noi e chi dà valore a noi. In funzione delle nostre priorità, dei nostri valori e dei nostri obiettivi.