La soluzione è un problema. Anzi, molti.

28 Giu 20 | luoghi comuni

Una mia paziente ha raggiunto un traguardo importante: ha finalmente un sacco di problemi.

Non è un refuso, ho scritto con cognizione di causa; avere problemi può essere un traguardo terapeutico.

Parlo dei problemi che si palesano quando mettiamo a fuoco un obiettivo, smettiamo di comportarci  come la volpe con l’uva ammettendo a noi stessi e al mondo che di quella cosa ci importa e siamo disposti a rimboccarci le maniche facendo quello che serve per andare nella direzione di ottenerla, mettendo in conto l’eventualità di non riuscirci.

Quegli ostacoli piccoli o grandi che compaiono quando le nebbie finalmente si diradano quel tanto da dissipare il torpore e smettere di farci sentire che va tutto indistintamente male o tutto insipidamente bene.

Il tempo che non hai quando decidi di dedicarlo ad un progetto, un lavoro o ad una passione che ti assorbono.

I soldi che mancano quando decidi di fare quel viaggio o quel corso.

La casa scomoda, rumorosa e polverosa di quando decidi di migliorarla, facendoci dei lavori.

La frustrazione di un lavoro che sopporti solo perché ti consente di avere tempo o soldi per costruirne un altro.

I conflitti con coloro che non smettiamo di cercare di comprendere a da cui non smettiamo di cercare di farci comprendere.

Avere dei problemi significa incontrare ostacoli, quelli con cui non si incappa, di norma, stando fermi e che suggeriscono che ci stiamo muovendo su di un piano di realtà con una direzione ed un obiettivo.

Un cambiamento di vita coincide spesso con la formulazione di un progetto che potrebbe incontrare non pochi ostacoli e i progetti, senza problemi, rimangono sogni che ci fanno compagnia.

Consentono di accoccolarcisi dentro, immaginando un altrove a-problematico che ci può ospitare comodamente fino al suono della sveglia, quando ci sfratta brutalmente come tutte i luoghi di fantasia quando entrano in rotta di collisione con la realtà.

I sogni che escono dall’adolescenza diventano progetti.

Avere un problema implica avere un ruolo attivo, sentire la responsabilità del proprio incedere e avere la forza di chiedere aiuto se pensiamo di non potercela fare da soli.

Non tutti sono aggirabili; alcuni costringono a cambiare rotta, ma anche in quel caso i problemi sono portatori di cambiamento poichè, assimilata la delusione di qualcosa che non va come avremmo sperato, l’inerzia del movimento consente di proseguire altrove per dare sfogo all’energia che l’ha generato.

Ho un amico che sognava di fare l’artista ma, non trovando il modo di pagarci le bollette, è diventato artigiano e insegna arte ai bambini. Ha incontrato problemi che non si sono risolti e inglobandoli nel suo percorso, ne ha fatto altro.

Se sia un fallimento o un successo dipende dal punto di vista, non tutti i giorni uguale, ma che sia l’uno o l’altro è un’esperienza di vita vissuta. Un’altra delle peculiarità interessanti dei problemi. è che consentono di fare esperienza, la nostra.

Ci sono fasi di alcune terapie in cui i problemi di cui sento parlare sono solamente quelli altrui: di un genitore, un compagno, un collega, un capo. Situazioni che confinano in una condizione di impotenza perché delegano la soluzione al proprietario del problema il quale, spesso, per motivi che si potranno sempre solo supporre, se lo tiene stretto e non accenna a volersene sbarazzare.

Il vantaggio nell’avere un sacco di problemi altrui è quello di poter volgere lo sguardo lontano da noi perché i cambiamenti significativi necessari a stare meglio non sono nostri.

Ed è una grande ingiustizia perché tutti abbiamo il diritto di avere i nostri problemi.

Purtroppo la vita pensa da sé a quelli imprevisti e imprevedibili che sparigliano le carte e irrompono un martedì mattina mentre ci laviamo i denti, quindi conviene trattare bene quelli che invece ci dicono che siamo in movimento e che c’è qualcosa a cui teniamo abbastanza da rischiare di fallire.