La terza via. Quella del pensiero creativo

13 Dic 20 | funzionamenti psicologici

“Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.”

Henri Poincaré

 

Ci sono scelte in cui talvolta ci si sente incastrati: sono quelle che presuppongono davanti a sé due strade che si escludono a vicenda e che privano entrambe di un ingrediente fondamentale.
Vado o resto?
Lascio o tengo?
Rispondo o taccio?
Cuore o ragione?
Sicurezza o libertà?

Ognuna delle due scelte contiene una quota di soluzione ed una di problema, e questo la rende un dilemma.

Sono situazioni in cui ci si sente nell’angolo perché nessuna delle opzioni possibili rispecchia totalmente quello che siamo o vorremmo e la rinuncia ad una delle due non è ammissibile, così come la decisione che ne abbracci completamente una sola.

E’ un codice binario che limita libertà ed espressione di sé, uno schema rigido che non autorizza sfumature o scorciatoie.
Tertium non datur. In filosofia è detto anche Principio del terzo escluso ed è un’espressione che significa che in un’alternativa tra due giudizi contraddittori o tra due ipotesi contrapposte, è esclusa ogni altra possibilità o soluzione.

Quando ci si trova in situazioni di questo tipo si soffre perché privarsi di qualcosa che zavorra significa spesso anche rinunciare a qualcosa a cui siamo legati, nella nostra vita e nel nostro modo di essere.
Penso a relazioni difficili, modi di essere disfunzionali, dilemmi lavorativi.

Sono situazioni così legate e avviluppate che ad immedesimarcisi completamente si finisce a sentire disorientati dal capogiro delle andate e ritorni tra un’ipotesi e l’altra eppur fermi a causa dell’impossibilità di scegliere la direzione.

Tutti noi abbiamo degli schemi che semplificano il pensiero a discapito di un po’ di elasticità.

La nostra stessa cultura ne è intrisa: Oriente e Occidente. Pace e Guerra. Pubblico e Privato. Maschile e Femminile. Vizio e Virtù. Città e Campagna. Destra e Sinistra. Salute e Malattia. Ragione e Sentimento. Natura e Cultura.

Sono polarizzazioni che ci permettono di pensare, dialogare, argomentare, ma non sono a prioristiche e determinate una volta per tutte. Sono frutto di costruzioni mentali che ne hanno irrigidito gli estremi tingendoli a tinte forti per facilitare il ragionamento.

Quando ne diventiamo vittime conviene sfumare i toni, accorciare la distanza.

Si potrebbe obiettare che sono belle parole ma la scelta, in molti casi non può che essere a discapito di una delle due opzioni: se decido di partire non posso rimanere e viceversa.

Come la mettiamo quindi con la terza via se tecnicamente non esiste? D’altro canto il NI è solo un modo di dire: nessun dizionario l’hai mai annoverato tra le sue voci.

Con le spalle al muro non si vede che ciò che si ha di fronte. Il pensiero laterale non è contemplato in quella posizione dell’essere.
L’atteggiamento di chi si sente incastrato è normalmente quello di chi pensa che la soluzione esista già e vada azzeccata, conquistata o, peggio, che dipenda da altri.  Eppure la scelta arriva a valle di un processo lungo ed è quel processo che va arricchito di sfumature recuperando margini di movimento.

Il movimento che aiuta è quello della conoscenza libera di chi alla confusione di non sapere che fare, aggiunge elementi, allarga lo sguardo, arricchisce il pensiero tramite un dialogo che dia tridimensionalità a una questione imperniata sull’eresia bidimensionale dell’aut aut.

E’ un modo di funzionare che non può essere spiegato né deliberatamente determinato o compreso. Si può solo concimare, stimolare, promuovere e quando arriva ha le fattezze del dono. 

Senza sforzo né intenzione infine appare: nuovo e utile.