La terza via. Quella del pensiero creativo

13 Dic 20 | funzionamenti psicologici

“Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili.”

 

Se i miei post avessero un sottotitolo, quello di oggi sarebbe
“Quando la filosofia smette di apparire astratta e diventa ricetta di vita.”

Ci sono scelte in cui talvolta ci si trova incastrati. Quelle che presuppongono davanti a sé due strade che si escludono a vicenda e che privano entrambe di un ingrediente fondamentale.
Vado o resto?
Lascio o tengo?
Rispondo o taccio?
Cuore o ragione?
Sicurezza o libertà?

Ognuna delle due scelte contiene una quota di soluzione ed una di problema, e questo rende la questione un dilemma.

Sono situazioni in cui ci si sente nell’angolo perché nessuna delle opzioni possibili rispecchia totalmente quello che siamo o vorremmo e la rinuncia ad una delle due non è ammissibile, così come la decisione che ne abbracci completamente una sola.

E’ un codice binario in cui siamo incastrati e che limita libertà ed espressione di sé. Uno schema rigido che non autorizza sfumature o scorciatoie.
Tertium non datur. In filosofia è detta anche Principio del terzo escluso ed è un’espressione che significa che, in un’alternativa tra due giudizî contraddittorî, o tra due ipotesi contrapposte, è esclusa ogni altra possibilità o soluzione.

Talvolta le cose sono così e coloro che si sento bloccati ne soffrono perché  non riuscendo ad imprimere alla propria vita una direzione desiderata, si sentono incapaci di uscrine se non a carissimo prezzo, perché privarsi di qualcosa che le zavorra significa anche rinunciare a qualcosa di prezioso e unico del proprio modo di essere.
Penso a relazioni difficili. Modi di essere disfunzionali. Fughe dal quotidiano.

Situazioni così legate e avviluppate che ad immedesimarcisi completamente si finisce a sentire l’incastro soffocante  e il capogiro di quelle andate e ritorni che mantengono la stasi rappresentata dall’impossibilità di scegliere.

Tutti noi abbiamo degli schemi che semplificano il pensiero a discapito di un po’ di elasticità. La nostra stessa cultura ne è intrisa: Oriente e Occidente. Pace e Guerra. Pubblico e Privato. Maschile e Femminile. Vizio e Virtù. Città e Campagna. Destra e Sinistra. Salute e Malattia. Ragione e Sentimento. Natura e Cultura.
Dire che non esistono e che è tutto relativo equivale a negar l’ovvio e non porta da nessuna parte.

Sono polarizzazioni che ci permettono di pensare, dialogare, argomentare, ma non sono a prioristiche e determinate una volta per tutte. Sono frutto di costruzioni mentali che ne hanno irrigidito gli estremi tingendoli a tinte forti per facilitare il ragionamento.

Quando ne diventiamo vittime conviene sfumare i toni, accorciare la distanza.

Si potrebbe obiettare che sono belle parole ma la scelta, in molti casi non può che essere a discapito di una delle due opzioni. Se decido di partire non posso rimanere e viceversa.

Come la mettiamo quindi con la terza via se tecnicamente non esiste? D’altro canto il NI è solo un modo di dire: nessun dizionario l’hai mai annoverato tra le sue voci.

Con le spalle al muro non si vede che ciò che si ha di fronte. Il pensiero laterale non è contemplato in quella posizione dell’essere. Come quasi sempre accade la scelta arriva a valle di un processo lungo ed è quel processo che va arricchito di sfumature recuperando margini di movimento.
L’atteggiamento di chi si sente incastrato è normalmente quello di chi pensa che le soluzione esista già e vada azzeccata, conquistata o, peggio, che dipenda da altri.

Il movimento che aiuta è invece quello della conoscenza libera  di chi alla confusione di non sapere che fare, aggiunge elementi, allarga lo sguardo, arricchisce il pensiero tramite un dialogo che dia tridimensionalità a una questione imperniata sull’eresia dell’aut aut.

E’ un modo di funzionare che non può essere spiegato né deliberatamente determinato o compreso. Si può solo concimare, stimolare, promuovere, ma quando infine arriva è un dono.

Senza sforzo né intenzione infine appare: nuovo e utile.

*Henri Poincaré.