Vivere, cambiare, traslocare.

17 Mag 21 | cose mie

Da qualche settimana a questa parte la mia presenza sul blog si è rarefatta fino a sparire.
E’ accaduto perchè ho deciso di cambiare casa e il trasloco ha assorbito una quantità inaspettata di attenzioni e tempo al punto che il mio appuntamento settimanale con la scrittura è stato scalzato via da scatole e spostamenti.

Fino a non molto tempo fa l’idea di un trasloco mi sarebbe sembrata insostenibile.

Ho aiutato diversi amici che ne stavano facendo uno pensando con sollievo che io, a differenza loro, potevo rientrare a casa la sera trovando ogni cosa al suo posto, senza dover dedicare energie e pensieri ad un cambiamento così rivoluzionario. D’altro canto, cambiare casa non era minimamente nei miei pensieri; quello era un punto fisso nella mia vita, una condizione non modificabile. Tutto intorno poteva stare in movimento, ma la sera dopo il lavoro o al termine di una vacanza o di una trasferta, il dove sarei rientrata era un dato certo che non mettevo in conto potesse cambiare. Casa mia era cucita su di me, aveva la forma della mia vita e avere una casa diversa dalla mia era semplicemente inverosimile e innaturale.

Talvolta capita però che anche gli aspetti più consolidati della vita, quelli che resistono ad impetuose mareggiate senza riportare graffi, cominciano a modificarsi impercettibilmente fino a che, un bel giorno, quello che appariva un baluardo inespugnabile diventa una capanna di assi malferme da cui gocciola l’acqua di un cambiamento e realizzi che ciò che ti calzava a pennello non è più adatto a te.

Me ne sono resa conto quasi all’improvviso. E nel momento in cui è avvenuto ho capito che un processo si era messo in moto e la sua corsa, rapida o lenta che fosse, dipendeva ormai solo in parte da me.

La spinta definitiva l’ha data il primo lockdown. Senza quell’a tu per tu obbligato e senza interruzioni con le mura di casa, il processo sarebbe durato di più, anche se sono convinta che sia stato solo lo scossone più forte. Il cambiamento ribolliva nel sottobosco già da tempo e sarebbe arrivato a maturazione comunque, magari qualche mese dopo.

Cos’è che succede ad un chiodo per decidere che proprio non ne può più?!
C’è una descrizione in Novecento di Baricco che funziona da metafora perfetta per parlare di cambiamenti improvvisi: quella dei chiodi che sorreggono i quadri e che, ad un certo punto, cedono. Chi e come ha deciso che fosse proprio quel momento e non un minuto prima o due mesi dopo?

C’è un break even point oltre il quale non si va senza cambiare.

Si cambia e i cambiamenti più grandi sono un dato di fatto di cui bisogna prendere atto, come quadri che cadono dal muro perché il chiodo ha smesso di tenere su.

Anche in psicoterapia ci sono problemi che rimangono senza soluzione per mesi, a volte anni. Si gira intorno allo stesso punto, si analizza ogni minimo spostamento, ogni millimetrica vibrazione, si percorre e ripercorre la superficie liscia di ciò che appare un’enigma insolubile alla ricerca di una crepa, di un avvallamento in cui infilare le dita per far forza ed aprire l’inconoscibile monade di un funzionamento, ma nulla sembra cambiare veramente. Poi, un bel giorno, quella forma inconoscibile ed impenetrabile scricchiola, cede, si apre e ne sgorga fuori il contenuto che diventa possibilità, discontinuità, cambiamento, scelta.

Per spiegarlo si ricorre al miracolo, al caso, al destino, al dono. E’ forse è davvero così: sono narrazioni possibili; anche se mi ritrovo di più in quella che mi ha fatto venir voglia di scrivere questo post ed è che quel cambiamento non sarebbe stato possibile senza averlo covato il tempo necessario affinché si schiudesse.

I grandi cambiamenti avvengano in silenzio dietro un’apparente immutabilità e si presentano in pubblico sotto le sembianze di fenomeni, comportamenti, scelte quando sono pronti.

Il nostro cervello funziona a nostra insaputa; processa, ragiona, funziona anche quando siamo intenti a fare altro ed è il consapevole ed inconsapevole tempo necessario dedicato al chiodo, che permette al chiodo di svincolarsi dal patto di tener su il quadro.

Così come alcune situazioni che paiono immutabili sono in realtà cambiamenti che non si sono ancora manifestati, ce ne sono altre che si mascherano da cambiamenti, ma sono piuttosto evitamenti; irrequietezze che ci fanno cambiare relazione, lavoro, città, amicizie non appena subentra stanchezza, fatica o noia, senza permetterci di scegliere veramente.

Il vero cambiamento è quello a cui si è dato il tempo di avvenire perché talvolta per cambiare davvero, è necessario sostare in una condizione fino a che possa naturalmente sbocciarne una nuova.

 

*foto tratte da “Frank Horvat. Storia di un fotografo“. Musei Reali – Sala Chiablese. Torino.  Maggio 2018.